COHOUSING: Un’opportunità di aiuto reciproco!

COHOUSING: Un’opportunità di aiuto reciproco!

Il condominio solidale rientra perfettamente all’interno del concetto di coabitazione solidale o di cohousing.
Con il termine cohousing (che in italiano può essere tradotto con coresidenza) ci si riferisce ad un insieme di alloggi privati che hanno in più anche degli spazi comuni.
Questi spazi, che possono essere al chiuso o all’aperto, vengono usati collettivamente: tra questi cucine, lavanderie, spazi polifunzionali, spazi per bambini, palestre, piscine, biblioteche e molte altre tipologie che possono essere sfruttate da chi abita il cohousing. Oltre agli spazi comuni un’altra particolarità è la presenza di servizi condivisi, come la portineria, i laboratori, le foresterie e molto altro.

lChe cos’è un cohousing

Il condominio solidale è una specie di condominio formato da gruppi di vicini che partecipano ad uno stesso progetto.
Ciascuno di questi partecipanti ha una singola abitazione, ma condivide con gli altri spazi, valori e tempi.
Una cohousing si fonda sull’organizzazione tramite tante abitazioni private che hanno i servizi essenziali e poi sull’aggiunta di spazi comuni sia all’interno che all’esterno, che vengono utilizzati da tutti.
Quindi possono essere delle sale per mangiare tutti insieme, per organizzare dei laboratori oppure degli angoli per bambini, degli orti o lo spazio per la lavanderia.

lCome funziona

Oggi sempre più ci possiamo accorgere che è difficile trovare una rete sociale solidale.
Spesso le famiglie e le singole persone sono impegnate in una gestione dei ritmi quotidiani molto frenetici ed hanno poco tempo da dedicare anche agli altri.
Proprio questo problema della gestione dei tempi ci fa vedere come ci sia una questione da affrontare anche nella gestione delle relazioni umane.
Invece il progetto di condivisione attraverso il cohousing vuole promuovere lo spirito di cooperazione fra le persone che abitano insieme condividendo spazi.
In questo modo è più facile trovare delle occasioni per gestire le difficoltà e per trovare insieme delle soluzioni che si rivelino efficaci.
All’interno del condominio solidale ci può essere la figura del facilitatore, molto importante per gestire eventuali rivalità e opposizioni e per incoraggiare i più timidi.
A livello pratico il facilitatore ha il compito importante di essere un punto di riferimento sicuro e neutrale.
Vivere in cohousing significa rispondere alle esigenze che nascono spesso da un bisogno sociale.
Queste esperienze non sono molto diffuse in Italia, ma nascono soprattutto in Scandinavia e poi si sono diffuse presto in quasi tutti i Paesi del Nord Europa.
In Italia però ultimamente si stanno sviluppando dei veri e propri villaggi cohousing.
Vivendo nel condominio solidale, abbiamo l’occasione di ridurre lo stress, di dividerci tra lavoro, famiglia e impegni di diverso genere.

lQuali sono gli obiettivi del cohousing

Vediamo quali sono gli obiettivi fondamentali su cui si basa il  cohousing
Possiamo identificare questi obiettivi come le regole principali su cui si basa il cohousing.
Innanzitutto abbiamo a che fare con un progetto partecipato, perché la scelta dei servizi e degli spazi da condividere passa fin dall’inizio dalle azioni e dalle decisioni dei futuri abitanti del condominio solidale.
I futuri abitanti possono scegliere anche il vicinato, aggregandosi, promuovendo la coabitazione.
Il fatto stesso di gestire in sé un progetto è un modo per essere accomunati.
I villaggi di cohousing sono amministrati direttamente dagli abitanti.
Spetta a loro infatti il compito della gestione e della manutenzione degli spazi comuni.
Le comunità che vivono all’interno del condominio solidale non sono divise da principi ideologici, religiosi o sociali, perché semplicemente questi non vengono fatti prevalere.
I vari ruoli e le varie responsabilità si definiscono come suddivisione di compiti fra pari, perché non esiste una gerarchia.
Il cohousing mette a disposizione degli ambienti sicuri, collaborativi, che sono adatti anche ai bambini e agli anziani.
Fa leva sul rispetto degli spazi, della privacy, perché comunque ci sono delle abitazioni private all’interno delle quali ciascuno può trovare un modo per coniugare la vita privata con quella comunitaria.
Quella del cohousing è insomma una struttura che pensa alla socialità e alla solidarietà, facilitando i rapporti di amicizia e di vicinato.
Anche le scelte architettoniche e di design sono ben precise, perché rispondono all’esigenza di rafforzare il senso di appartenenza ad un gruppo.

lVantaggi

Perché si sceglie di vivere in un condominio solidale?
Le ragioni possono essere tante, soprattutto considerando i vantaggi che queste strutture riescono ad apportare.
Costi: sebbene il cohousing non coincida necessariamente con il social housing, presenta comunque dei vantaggi economici. I costi relativi all’abitazione nei progetti di Homers, ad esempio, sono mediamente inferiori del 10% rispetto ai prezzi di mercato.
Risparmio energetico: il risparmio energetico dipende chiaramente dagli spazi che si vanno a condividere e quindi può variare a seconda del progetto di cohousing. Si stima un risparmio medio intorno al 15%. Bisogna, però, tenere presente che i costi legati all’installazione e alla manutenzione di fonti di energia rinnovabili – quali ad esempio i pannelli solari – possono essere condivisi fra i vari cohousers, aumentando di molto il risparmio economico sulle spese sostenute.
Socialità: è ormai noto che la società stia affrontando delle nuove dinamiche di frammentazione che si riflettono in situazioni di forte solitudine : si pensi solo al crescente numero di famiglie mononucleari.
Per rispondere a questa contingenza, il cohousing si pone come una possibile soluzione, creando nuove forme di socialità e di vicinato attivo.
Design: i progetti di cohousing di Homers, vengono sviluppati su misura, basandosi sulle specifiche richieste ed esigenze dei cohousers che si confrontano direttamente con designer e architetti per il loro sviluppo. Si tratta quindi di un processo chiamato progettazione partecipata.
Professionalità: i progetti vengono seguiti da professionisti ed esperti del settore quali architetti, esperti immobiliari e community manager che, durante le varie fasi, dialogano con i futuri occupanti per gestire al meglio le varie esigenze e creare una struttura di successo e che sia in linea con le loro necessità. Spesso può esserci anche una figura di mediatore che serve per far dialogare meglio le parti.
Appartenenza ad una comunità: condividere gli spazi comuni e il design degli stessi, facilita molto il senso di appartenenza da parte degli abitanti ad una vera e propria comunità. Questo si riflette poi nella possibile collaborazione nello svolgimento delle attività quotidiane, oltre che nella gestione condivisa degli spazi comuni.

 

 

 

Alloggi Sociali : Cosa sono e come funzionano

Alloggi Sociali : Cosa sono e come funzionano

Spesso si sente parlare di alloggi sociali, ma di che cosa si tratta esattamente?
In generale possiamo dire che le forme di compartecipazione sociale, anche e soprattutto quelle che vogliono risolvere il problema dell’emergenza abitativa, sono sempre più diffuse.
Si tratta a tutti gli effetti di forme di responsabilità civile che, una volta messe in atto, danno la possibilità di contribuire in maniera sostanziale e significativa ad aiutare quelle famiglie in difficoltà dal punto di vista delle risorse immobiliari.
Ma il problema è molto più ampio di quanto si possa pensare, perché ci sono dei risvolti lavorativi e sociali importanti, con benefici che ne possono derivare per tutta la comunità.
Cerchiamo di capire come funzionano gli alloggi sociali.

Cosa sono gli alloggi sociali

Partiamo in questo senso dalla definizione che ne dà il decreto del Ministero delle Infrastrutture dell’aprile del 2008.
Secondo questo documento, l’alloggio sociale è un’unità immobiliare che viene utilizzata ad uso residenziale in locazione permanente.
La caratteristica peculiare dell’alloggio sociale è quella di intervenire nella salvaguardia della coesione e di ridurre il disagio abitativo di famiglie svantaggiate, che, altrimenti, senza gli alloggi sociali, non potrebbero accedere alla locazione rivolgendosi agli alloggi che rientrano nel libero mercato.
Secondo la definizione del decreto del Ministero delle Infrastrutture che abbiamo citato, gli alloggi sociali devono essere adeguati, salubri, sicuri e recuperati o costruiti nel rispetto delle caratteristiche indicate dalle norme anche a livello tecnico e costruttivo.
Gli alloggi sociali devono obbedire a principi di sostenibilità ambientale e di risparmio energetico, utilizzando, nei casi in cui è possibile, anche fonti energetiche alternative.

L’Housing Sociale come nuova possibilità

Facendo riferimento all’affitto sociale, non possiamo non tenere in considerazione quali sono le caratteristiche specifiche dell’housing sociale.
Si tratta di una modalità di intervento nell’ambito della quale gli aspetti immobiliari vengono progettati e realizzati in funzione dei contenuti sociali che vogliono esprimere.
Il principio fondamentale è quello di dare la possibilità alle famiglie di accedere ad una casa dignitosa, in un settore specifico in cui si fa molta attenzione alla qualità dell’abitare.
L’alloggio sociale può essere considerato a tutti gli effetti un servizio di interesse economico generale, che costituisce uno standard urbanistico di alta qualità, anche secondo le modalità che sono stabilite dalle normative regionali.
Quindi ribadiamo quei concetti che già abbiamo enumerato precedentemente come fondamentali per interventi volti alla risoluzione dell’emergenza abitative, dell’efficienza energetica, del supporto alla costruzione di una comunità di abitanti e della presenza di spazi condivisi, in modo da favorire la socializzazione e l’integrazione sociale.

Differenza tra alloggio sociale e casa popolare

Qual è la differenza tra alloggio sociale e casa popolare?
Cerchiamo di spiegare anche questi concetti, in modo da essere più consapevoli sul valore degli alloggi sociali.
Il social housing non va confuso con i progetti di edilizia popolare, perché comunque rappresenta una situazione differente.
L’edilizia popolare porta alla costruzione di quelle che comunemente vengono chiamate case popolari.
Inoltre non necessariamente queste ultime tengono conto dei concetti di sostenibilità.
Bisogna anche considerare che ci sono delle differenze anche per quanto riguarda i requisiti di accesso, visto che le case popolari, a differenza di quanto avviene con gli alloggi sociali (avremo modo di parlarne nell’esaminare i requisiti fondamentali per accedervi), sono rivolte a quelle fasce di popolazione che hanno un reddito quasi nullo.

Come funzionano gli alloggi sociali

Vediamo nello specifico come funziona l’housing sociale.
In parte abbiamo già delineato un quadro delle caratteristiche generali, definendo quali sono alcuni importanti aspetti, quali per esempio l’attenzione alla sostenibilità, all’efficienza energetica, all’uso delle fonti energetiche alternative.
E poi lo abbiamo fatto, quando abbiamo parlato di condivisione degli spazi volti all’integrazione.
Gli appartamenti destinati come alloggi sociali vengono affittati a quelle persone che si trovano in particolare svantaggio con delle agevolazioni, manifestando comunque una certa attenzione alla progettazione di edifici che devono corrispondere ai principi fondamentali della bioarchitettura e facendo attenzione alle forme di collettività, che devono essere favorite, oltre che con gli spazi condivisi, anche con delle aree verdi, che possono dare valore in termini di riqualificazione anche al quartiere in cui questi alloggi sono collocati.

 

Requisiti

Ma riprendiamo il discorso che abbiamo già fatto prima, stabilendo la differenza fra case popolari e alloggi sociali.
Per poter accedere a queste forme di affitto ci sono comunque dei requisiti importanti da possedere a livello economico per quanto riguarda il reddito.
Abbiamo già sottolineato che anche in questo senso gli alloggi sociali si differenziano dalle case popolari.
Queste ultime, infatti, come abbiamo detto, vengono destinate a famiglie che hanno un reddito quasi nullo.
Invece la formula degli alloggi sociali si riferisce a nuclei familiari che hanno un ISEE superiore ai 15.000 euro all’anno, ma che comunque non appare troppo elevato per rivolgersi alle altre soluzioni previste dal “tradizionale” mercato immobiliare.
Sarebbe impossibile definire una soglia massima di reddito, proprio per l’estrema variabilità delle condizioni del mercato.
In generale possiamo dire che in media la soglia massima di reddito per gli alloggi sociali si colloca tra i 25.000 e i 30.000 euro all’anno.
Gli alloggi sociali possono essere destinati, oltre che alla locazione, anche all’acquisto.
Di solito il periodo di locazione tende ad essere molto lungo, visto che i contratti di affitto standard che si fanno sono quelli 4+4.
È possibile usufruire anche della formula di affitto con riscatto.
Ma veniamo più dettagliatamente ai costi, infatti può sorgere la domanda relativa a quanto costi affittare un alloggio sociale.
Facciamo un esempio molto indicativo in questo senso, per renderci conto concretamente di che cosa stiamo parlando.
Per esempio per affittare un bilocale da 70 metri quadrati, che sia costruito ex novo e realizzato secondo i principi dell’efficienza energetica e della bioarchitettura, il costo del canone di locazione può essere dai 250 euro ai 500 euro al mese, variabili in base all’ubicazione dell’appartamento.
Abbiamo parlato in generale del concetto importante di compartecipazione sociale, che vale anche per questo tipo di alloggi.
Da questo punto di vista chi vuole sperimentare questo senso di responsabilità civile dando il proprio contributo può rivolgersi a start up innovative come Homes4All.
Homes4All offre agli investitori privati l’opportunità di investire nel settore immobiliare avendo come fine ultimo la valorizzazione del territorio.
I fondi che vengono raccolti online sono messi a disposizione di quei nuclei familiari che si trovano in una situazione di emergenza abitativa.
Scopri come investire facendo riferimento al sito di Homes4All.

Cohousing: Che Cos’è, Come Nasce, Regole, Vantaggi e Svantaggi!

Cohousing: Che Cos’è, Come Nasce, Regole, Vantaggi e Svantaggi!

Si parla di cohousing in relazione ad un cambiamento di stile di vita che caratterizza l’epoca attuale.
Per comprendere meglio che cosa sia il cohousing, bisogna riflettere sul fatto che questi soggetti sono desiderosi di migliorare le loro relazioni personali, cercando di portare avanti uno stile di vita basato su una minore competizione.
Anche i giovani spesso, consapevoli delle situazioni precarie che vivono, sono spinti a vivere un tipo di esistenza differente da quella che si configura a tutti gli effetti come un’etica consumistica.
Già da questa caratterizzazione abbiamo delineato alcuni importanti aspetti del cohousing.
Ma vediamo più esattamente di che cosa si tratta.

 

Cohousing: che cos’è

Si parla più esattamente di cohousing sociale, definendo il termine con la traduzione italiana di coabitazione solidale.
In effetti il progetto cohousing si può paragonare ad una sorta di condominio che è costituito da un gruppo di vicini che partecipano alle stesse finalità.
Queste persone hanno delle loro singole abitazioni, ma rientrano anche all’interno di una condivisione di spazi, di tempi, di servizi e di valori.
A livello pratico il cohousing è organizzato sulla base di abitazioni private che hanno tutti i servizi che servono per lo svolgimento della vita quotidiana.
A questi ambienti si aggiungono degli spazi comuni esterni ed interni.
Questi possono essere molto differenti, infatti comprendono delle sale per mangiare tutti insieme o per portare avanti dei laboratori basati sul fai da te.
Ci possono essere orti comunitari, servizi comuni per la lavanderia, spazi dedicati ai bambini o al car sharing, a seconda delle esigenze degli stessi cohousers.

 

Come funziona

Il cohousing si configura come un progetto di partecipazione sociale.
Infatti non a caso viene definito come un progetto partecipato, perché gli abitanti che andranno ad abitare in questi spazi intervengono direttamente nella progettazione e possono scegliere come condividere i servizi e come gestirli.
A livello pratico le comunità di cohousing favoriscono l’aggregazione e promuovono la coabitazione.
Si basano su una gestione diretta e su una manutenzione degli spazi comuni.
Non sono regolate da principi ideologici, religiosi o sociali.
Inoltre non ci sono vincoli specifici per quanto riguarda l’eventuale decisione di uscire dalla comunità e vige un principio di parità delle decisioni, perché vengono definiti e ripartiti in maniera equa i ruoli di gestione e di responsabilità.
Non esiste però una gerarchia, perché le decisioni si prendono insieme in maniera compartecipata.
Si ha la possibilità di beneficiare di servizi ad alto valore aggiunto e in generale il cohousing costituisce un ambiente sicuro anche per i soggetti più fragili, come i bambini e gli anziani.
Si tratta, come abbiamo già specificato, di abitazioni private, con servizi in comune e spazi condivisi che permettono di trovare un profondo equilibrio tra il rispetto della privacy e la possibilità di svolgere la vita sociale e comunitaria.
In ogni caso non bisogna pensare che proprio attraverso lo svolgimento degli spazi condivisi i cohousers devono cambiare i loro ritmi personali e di vita.
Si ha semplicemente un’opportunità in più, perché è possibile accedere a più servizi dedicati alle esigenze di ciascuno.
Inoltre il cohousing appare particolarmente importante, perché proprio queste sue particolari regole e la strutturazione degli spazi su cui si basa possono favorire i rapporti di amicizia e di vicinato.
Lo si vede anche dal punto di vista dell’architettura e del design, che sono progettati e realizzati appositamente per rafforzare il senso di appartenenza ad una vera e propria comunità.
Inoltre c’è un particolare aspetto che dobbiamo considerare, che consiste nell’opportunità del risparmio economico.
La condivisione di beni e servizi dà la possibilità di risparmiare sul costo della vita, riducendo gli sprechi, non dovendo ricorrere a servizi esterni a pagamento e potendo acquistare i beni più comuni a livello collettivo.
Quindi il cohousing possiamo dire che ha anche una finalità di sostenibilità.

 

Nuovi stili di vita

Il cohousing in Italia si sta diffondendo in modo significativo.
Infatti, la famiglia odierna su modello tradizionale e quella che si configura come una rigida divisione degli spazi abitativi, mostrano sempre di più delle limitazioni.
Aprirsi al cohousing significa rimediare alla mancanza di luoghi di incontro e ovviare ai limiti che oggi spesso si hanno per quanto riguarda la possibilità di una sana socializzazione.
Nel cohousing i bambini e gli anziani, spesso tradizionalmente considerati gli anelli deboli dell’organizzazione sociale, ritrovano gli spazi di cui hanno bisogno e possono beneficiare della protezione dell’intera comunità.
Aprirsi al cohousing significa indirizzarsi su tre grandi aspetti, che si basano sul valore fondamentale della sostenibilità, a cui abbiamo già fatto cenno.
Si tratta nello specifico di sostenibilità sociale, ambientale ed economica.
Ma spieghiamo esattamente che cosa si intende con queste tre direzioni significative.
Al giorno d’oggi l’idea di sostenibilità è tenuta molto in considerazione.
In particolare si parla di sostenibilità ambientale, riferendosi al mettere in atto comportamenti che hanno come fine ultimo il rispetto dell’ambiente in ogni ambito della vita, anche per quanto riguarda l’alimentazione e la realizzazione delle strutture ecosostenibili della casa.
Si parla di sostenibilità sociale, che consiste nella possibilità di ritrovare uno stile di vita basato su rapporti incentrati sul rispetto e sulla comunicazione consapevole.
Infine il riferimento è anche alla sostenibilità economica, in modo da passare alla riduzione degli sprechi, all’autoproduzione dei beni e dei servizi, al riutilizzo degli oggetti, dimostrando come il benessere non coincida con l’avere a tutti i costi.
Tutto questo è possibile realizzarlo con il mutuo aiuto, con la condivisione degli spazi e delle attività, che incidono in maniera molto forte sullo stile di vita, facendo in modo che diventi più sostenibile in generale.
In questo modo si possono attivare dei veri e propri circoli virtuosi di cui ne beneficia tutta la collettività.
È possibile partecipare anche a delle attività di condivisione solidale riferendosi a startup innovative, come la nostra.
Homes4All dà la possibilità agli investitori privati di investire nel settore immobiliare per valorizzare il territorio.
Homes4All avvia inoltre raccolte fondi online, attraverso la piattaforma Solidali4All,che vengono messi a disposizione delle famiglie che vivono una situazione di emergenza abitativa, una condizione che si può risolvere proprio grazie alla modifica dello stile di vita basato anche sulla condivisione sociale, proprio come fanno i cohousers.

Renovation wave: che cos’è! Ristrutturazione e sostenibilità!

Renovation wave: che cos’è! Ristrutturazione e sostenibilità!

La renovation wave si situa nell’ambito della strategia presentata dalla Commissione Europea, che serve a migliorare il rendimento energetico degli edifici.
Da sempre il rapporto tra risparmio energetico ed emissioni ha interessato il settore dell’edilizia, perché gli esperti hanno fin dal principio ritenuto che ci siano delle importanti potenzialità in questo campo.
Sarebbe veramente fondamentale prenderne consapevolezza, per contribuire al fatto che l’Unione Europea possa raggiungere entro il 2050 l’obiettivo di un’Europa a basso impatto ambientale dal punto di vista climatico.

Che cos’è
La renovation wave è intesa come una strategia che si propone il fine di provvedere a delle ristrutturazioni e a degli interventi nel settore edile per promuovere l’efficienza energetica degli edifici.
Il principale obiettivo è quello di arrivare al risparmio energetico attraverso la realizzazione di immobili a basso impatto ambientale.
Tutto questo favorirebbe la riduzione delle emissioni nocive nell’atmosfera, con grandi vantaggi in termini di sostenibilità ambientale, evitando tutte quelle conseguenze negative dell’inquinamento che portano per esempio al riscaldamento globale e ai mutamenti climatici.
L’Unione Europea si è interessata proprio della renovation wave strategy, proponendo delle linee guida molto attente.
Queste linee guida riguardano anche il settore edile, che è responsabile di molte emissioni all’interno dell’Unione Europea.
Tra l’altro non dobbiamo dimenticare che gran parte del patrimonio edilizio europeo oggi non rispetta gli standard di efficienza dal punto di vista energetico.
Questo significa che ci si deve concentrare sugli interventi di ristrutturazione, per raggiungere significativi obiettivi energetici e climatici.

Ridurre la povertà energetica: i vantaggi
Le cose stanno cambiando, perché anche in Europa si stanno cominciando a contare degli esempi virtuosi, che possono trovare le loro fondamenta sulle potenzialità fornite proprio a livello europeo dalla renovation wave, una strategia che, come abbiamo detto, è finalizzata a migliorare le prestazioni energetiche degli edifici.
Questi interventi sono importanti anche perché forniscono gli strumenti adeguati per ridurre la povertà energetica, un altro problema da non sottovalutare.
Oggi si stima infatti che quasi 34 milioni di cittadini europei non hanno la possibilità di riscaldare le loro abitazioni in maniera adeguata.
Ridurre il disagio abitativo, anche attraverso le pratiche del social housing, significa aiutare i nuclei familiari svantaggiati a disporre di una stabilità abitativa soddisfacendo quegli standard adeguati che possano lottare contro la povertà energetica.
I vantaggi sono molti da questo punto di vista e l’Italia, anche con il decreto legge 112/08, in particolare con l’articolo 11 (il cosiddetto Piano Casa), si sta impegnando attraverso l’offerta di alloggi di edilizia residenziale che devono essere realizzati rispettando i criteri di efficienza energetica al fine di ridurre le emissioni inquinanti.
In Europa si stanno attuando diversi interventi di ristrutturazione edilizia, anche se spesso non si guarda, nell’ambito di questi interventi, al rendimento energetico degli edifici.
Per questo la Commissione Europea intende raddoppiare il tasso annuale di ristrutturazioni legate al tema dell’energia.
La renovation wave dà la possibilità di gestire gli ostacoli che a volte si incontrano nel raggiungere questi vantaggi legati all’efficienza energetica e climatica, disponendo delle regole semplificate per accedere ai finanziamenti.
Inoltre si propone di dare una spinta ai certificati di prestazione energetica e di favorire uno sviluppo del mercato che si occupa di servizi per l’edilizia sostenibile.
I finanziamenti soprattutto dovrebbero dare la priorità nello spingere le ristrutturazioni che affrontano la povertà energetica.
Infatti la Commissione Europea ha proclamato l’intenzione di aiutare i 34 milioni di europei che incontrano difficoltà nel pagare le bollette del riscaldamento.
Oltre a questo, da parte dell’Unione Europea, ci sarebbe la possibilità di intervenire negli edifici non solo residenziali, ma anche in quelli pubblici, come per esempio le scuole, gli ospedali e i locali amministrativi, soprattutto nell’evitare i sistemi di riscaldamento inquinanti.
Ma i vantaggi non sono soltanto per quanto riguarda l’ecosostenibilità.
Infatti si raggiungerebbero delle grandi utilità anche nel dare impulso al settore delle costruzioni e nel rafforzare tutto il comparto industriale dell’Europa, messo in crisi soprattutto in seguito alla pandemia.
Si prevede anche che questi interventi di ristrutturazione aumenterebbero considerevolmente i posti di lavoro a livello europeo.

La ristrutturazione che diventa un’opportunità sostenibile
L’obiettivo principale della renovation wave resta quello di puntare sull’efficienza energetica.
Infatti le strategie di ristrutturazione attuabili per l’Europa si possono trasformare in un’opportunità per favorire la sostenibilità e per sensibilizzare verso l’affermazione di un pensiero ecofriendly.
È proprio questa maggiore sensibilizzazione nei confronti delle opportunità a favore dell’ambiente che potrebbe dare un impulso a considerare l’importanza della prestazione energetica degli edifici e che potrebbe favorire tutti quegli interventi incentrati sull’edilizia ecosostenibile.
È molto importante riuscire a veicolare questi messaggi, perché essi si situano in un’ottica molto ampia, che intende finalizzare anche i principi del social housing.
Serve infatti anche la formazione di vere e proprie community, attraverso delle basi precise per garantire la socializzazione, valorizzando i territori, i quartieri e le città.
È all’interno di questa ritrovata socialità, tramite numerosi progetti di social housing, che si ha la possibilità di intervenire in maniera più incisiva per affermare delle comunità responsabili, attente anche a rispettare i principi dell’ecosostenibilità.
Si può innescare così un circolo virtuoso che può portare significativi miglioramenti con risultati destinati a durare anche per decenni, nel futuro che ci attende.
Si tratta quindi di promuovere la valorizzazione del territorio, attraverso progetti che coinvolgono l’intera comunità, intervenendo nella ristrutturazione di edifici fatiscenti e che non soddisfano gli standard fondamentali in termini di efficienza energetica.
Valorizzare il territorio da questo punto di vista è davvero molto importante, perché si possono avere a disposizione tanti strumenti che la stessa Unione Europea ritiene essenziali, tanto da aver disposto una vera strategia con finalità ben precise.
Non è opportuno guardare alle ristrutturazioni da una prospettiva troppo ristretta, come ci dimostrano anche le affermazioni della Commissione Europea, che insiste molto su questi fattori.

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Disagio Abitativo: Strategie di Intervento e Come Ridurlo!

Disagio Abitativo: Strategie di Intervento e Come Ridurlo!

Il disagio abitativo costituisce una questione che non può essere sottovalutata.

Esso è strettamente collegato all’emergenza abitativa che nel nostro Paese sta raggiungendo dei numeri molto elevati, i quali ci fanno pensare come sia importante considerare delle strategie da mettere in campo per risolvere questo problema.

Per questo abbiamo considerato vari metodi di intervento che ci possono aiutare a risolvere la questione.

Esserne consapevoli è fondamentale, iniziando dal concetto stesso di disagio abitativo.

Disagio abitativo che cos’è?

Si tratta di un fenomeno molto complesso, sul quale incidono diversi fattori.

Soprattutto è una condizione che crea un legame fra la situazione socio-economica dei singoli e delle famiglie e il loro status abitativo.

A differenza di quanto potrebbe sembrare, con il termine di disagio abitativo non si fa riferimento soltanto a delle situazioni di deficit dell’alloggio in termini di qualità.

Certamente ci sono alcuni fattori, come la mancanza di servizi o di spazi adeguati, che sono responsabili di una condizione di disagio.

Tuttavia questo è soltanto un aspetto, perché spesso le famiglie si rivolgono ad un tipo di offerta abitativa non adeguato per differenti tipi di implicazioni che vale la pena considerare.

Il disagio abitativo in Italia

Esaminiamo il disagio abitativo in Italia, una condizione che, come abbiamo già sottolineato, è multifattoriale.

I numeri fanno riflettere ampiamente su questa situazione che riguarda il problema abitativo in senso stretto.

Gli ultimi dati a disposizione tratti dall’Osservatorio sul bilancio del welfare delle famiglie italiane mettono a disposizione, in riferimento al 2020, che il 58% degli italiani ha incontrato delle difficoltà economiche, che hanno inciso proprio sulla possibilità di trovare un alloggio adeguato.

Una situazione che non va sottovalutata, visto che le difficoltà economiche, sempre secondo quanto riferisce l’Osservatorio sul bilancio del welfare in Italia, sono aumentate del 12% rispetto al 2019.

Nel 2020 quasi 6 famiglie su 10 si sono trovate in difficoltà nel pagare il canone di locazione di una casa presa in affitto o nel pagare le rate del mutuo a cui hanno fatto ricorso per acquistare un’abitazione.

L’impatto di questa situazione è molto elevato, specialmente nell’ambito del sistema abitativo pubblico.

In fin dei conti bisogna considerare anche che un’elevata pressione arriva anche da parte dei nuclei familiari che subiscono uno sfratto e che si collocano nelle lunghe liste di attesa dell’edilizia residenziale pubblica.

E poi sarebbe un paradosso il fatto che il numero degli appartamenti vuoti nelle grandi città tenda ad aumentare.

Cosa si nasconde dietro il disagio abitativo?

Vi è un legame molto forte fra la povertà umana e la povertà abitativa.

Spesso il disagio abitativo in Italia è la manifestazione delle condizioni economiche inadeguate a cui si arriva attraverso una progressiva insicurezza in termini di occupazione.

Ma c’è un aspetto anche molto importante che riguarda le relazioni e la trasformazione delle strutture familiari e sociali.

Tutto ciò estende come punto di riferimento l’area del bisogno, che è collegata al disagio e ai processi di impoverimento e di vulnerabilità sociale.

D’altronde non bisogna dimenticare come sia importante avere una casa nell’ambito di un percorso di vita dei nuclei familiari.

Spesso per fenomeni di vulnerabilità si determina un circolo vizioso, che porta all’esclusione, quindi al disagio e ad un problema di accesso alle abitazioni adeguate.

Quali sono le strategie di intervento

È molto importante considerare la natura multifattoriale del disagio abitativo, perché soltanto in questo modo si può pensare a delle strategie di intervento adeguate, che partano dal risolvere diversi fattori e non si concentrino soltanto su un aspetto del fenomeno.

Per esempio pensiamo allo stretto legame del disagio abitativo con la povertà.

Per avere una strategia di intervento adeguata bisognerebbe risolvere prima questo problema, garantendo una maggiore accessibilità alle occupazioni e facendo in modo di strutturare delle condizioni che possano assicurare una più importante stabilità lavorativa.

Soltanto in questo modo si può agire per dare alle famiglie quelle risorse economiche indispensabili per poter contare su alloggi qualitativamente adeguati.

Ma c’è un aspetto in più da considerare: quello relazionale e quello delle trasformazioni a livello sociale delle comunità.

Non c’è dubbio che attualmente le comunità cittadine stiano subendo delle radicali trasformazioni, perché sono differenti rispetto al passato i rapporti sociali che si instaurano all’interno di esse.

Una soluzione per ridurre il disagio abitativo sarebbe proprio quella di pensare ad una strategia di housing sociale: si tratta di mettere a disposizione delle risorse comuni a favore delle persone che si trovano a vivere una condizione di disagio abitativo.

Il contributo collettivo, in questo modo, si innalza ad un valore comune molto importante, che è quello di dare respiro a chi, anche per condizioni economiche, si trova a non avere un alloggio adeguato.

È chiaro che tutto questo dovrebbe essere accompagnato anche da politiche importanti che dovrebbero avere come fine ultimo quello di migliorare la stabilità lavorativa degli individui, perché tutto ciò abbia delle ricadute fondamentali sulla stabilità e sull’adeguatezza abitativa che certe volte vengono a mancare.

È molto importante giungere anche ad una sensibilizzazione in questo senso, affinché si raggiunga l’obiettivo della consapevolezza di come esista una responsabilità sociale nei confronti delle situazioni di disagio abitativo.

La sensibilizzazione dovrebbe essere attuata coinvolgendo le varie comunità, ma allo stesso tempo agendo sulle istituzioni che dovrebbero fare la loro parte.

Il contributo dei singoli può essere veramente significativo per riscoprire come una comunità possa farsi carico della risoluzione di determinate problematiche che interessano alcuni individui che ne fanno parte.

Come operiamo noi di Homes4all

La nostra azione è fondamentale!

Siamo una startup innovativa che da tempo affronta le politiche della raccolta fondi da destinare in favore di chi si trova svantaggiato dal punto di vista abitativo.

Il contributo dei singoli in questo caso può essere veramente determinante, perché dà azione fondante alla risoluzione di diversi problemi che riguardano il campo immobiliare a livello sociale.

Homes4All si adopera affinché vengano raccolti dei fondi che possano essere messi a disposizione di chi ha bisogno di risolvere una propria situazione di instabilità abitativa.

Se vuoi saperne di più, consulta le pagine di Homes4All e scoprire come investire.

Smart City: Un’Opportunità per Costruire una Città più Solidale!

Smart City: Un’Opportunità per Costruire una Città più Solidale!

Smart city è un termine molto utilizzato attualmente.

Non sempre viene usato in maniera propria, perché a volte si è soliti inserirlo nell’ambito di strategie di marketing volte a generare soltanto profitti.

Invece più propriamente si dovrebbe intendere il termine smart city in riferimento all’ideale collettivo della città del futuro.

In senso letterale significa città intelligente, perché indica un’area urbana in cui, tramite l’utilizzo delle tecnologie, si dà la possibilità di ottimizzare e migliorare le infrastrutture e i servizi a vantaggio dei cittadini.

Che cos’è una smart city

Smart city fa parte più in generale di quello che viene definito il campo della digital transformation.

Ci sono molti aspetti compresi in questa definizione, perché riguarda più da vicino i trasporti pubblici e la mobilità, la gestione dell’energia, la sicurezza urbana, la gestione dei rifiuti, il monitoraggio ambientale.

E poi ancora la manutenzione degli edifici pubblici e i sistemi di comunicazione e di informazione.

Smart city indica una città sostenibile, che sia al tempo stesso efficiente ed innovativa.

Nella smart city si utilizzano sistemi tecnologici connessi ed integrati, in modo da garantire la qualità di vita elevata ai cittadini.

Implica una stretta interconnessione tra infrastrutture, capitale umano, intellettuale e sociale, in modo da arrivare ad una massima vivibilità.

Come una smart city può diventare solidale

Riferendoci alle smart city in Italia, ma più in generale alle smart city in ogni parte del mondo, per comprendere fino in fondo come una città intelligente possa diventare solidale, non possiamo fare a meno di rimandare al concetto di housing sociale.

In questo caso tutta la comunità si fa carico di una responsabilità sociale per garantire a tutti quanti e specialmente a chi si trova in difficoltà l’abitabilità, anche nella lotta alle condizioni di disagio abitativo.

Ma l’Unione Europea, riferendosi alla smart city, parla di diverse dimensioni da prendere in considerazione.

Esaminiamo queste caratteristiche, perché possiamo comprendere più precisamente il carattere solidale della città intelligente.

Si parla infatti di smart people, di politica partecipativa, di processi decisionali che vengono presi dal basso, in modo che le persone vengano coinvolte e rese partecipi delle decisioni.

Si parla di smart governance, in quanto l’amministrazione deve mettere in posizione centrale il capitale umano.

E poi ancora si fa riferimento alla smart economy.

Si tratta sempre di un’economia basata sulla partecipazione che punta sulla ricerca e sull’innovazione, in modo che tutto ciò possa tradursi, grazie anche all’innovazione tecnologica, in una maggiore produttività e in un più alto tasso di occupazione.

In questo senso diventano importanti anche la smart mobility e lo smart living.

Il concetto di smart mobility gira intorno al concetto di smart environment, che significa sviluppo sostenibile, efficienza energetica e basso impatto ambientale.

Infatti si ricercano per quanto riguarda la mobilità delle soluzioni intelligenti, come possono essere l’e-mobility e la sharing mobility, che possono diminuire i costi, ottimizzare l’uso dell’energia nel senso del risparmio e diminuire in definitiva l’impatto ambientale.

Ecco perché abbiamo citato anche lo smart living, perché tutto ciò viene a tradursi come un livello di comfort e di benessere generale all’interno del quale cooperano anche aspetti come la salute, la sicurezza e la cultura.

La smart city si fonda sul concetto di partecipazione e di responsabilità condivisa, in modo che attraverso l’informazione e la comunicazione i cittadini possano interagire e dialogare, partecipando allo sviluppo del tessuto urbano.

I vantaggi

Ma quali sono i vantaggi di cui si fa portatrice la smart city?

Sicuramente uno dei primi vantaggi che balza subito in evidenza è rappresentato dall’efficienza della città stessa.

Il fatto stesso che una delle innovazioni tecnologiche consiste nel raccogliere, nell’elaborare e nell’analizzare i big data, nella smart city tutto questo dà la possibilità di accedere ad informazioni che prima non erano state disponibili in altro modo.

L’efficienza si traduce nel monitoraggio continuo di vari parametri per prevenire situazioni di problematiche e di disagio e per prendere decisioni in maniera più veloce.

Ma c’è un altro vantaggio portato dall’uso delle tecnologie come quelle per esempio della videosorveglianza: una smart city è una città in cui il controllo delle diverse aree avviene in maniera più capillare e quindi questo si traduce in una maggiore sicurezza, con una diminuzione degli atti di criminalità.

Una smart city è anche una città più sostenibile, perché le nuove tecnologie possono rappresentare degli strumenti davvero ottimali per ridurre l’inquinamento e le emissioni nocive di anidride carbonica.

Si prevede per esempio nei modelli l’utilizzo di fonti rinnovabili in modo integrato per attuare politiche di risparmio energetico e di efficienza nella gestione dell’energia.

I servizi e le infrastrutture diventano ottimizzati, la città diventa più connessa e più digitale e dà anche la possibilità di trovare maggiori opportunità di lavoro.

È una città che potremmo definire con meno costi e più tempo a disposizione, con un maggior tempo che si ricava proprio dalla riduzione dei tempi dell’interazione con la Pubblica Amministrazione e con il sistema sanitario.

Smart city come opportunità di sviluppo economico

I ritorni sono tanti in termini di utilità, perché in definitiva possiamo parlare di smart city come città che offre anche maggiori opportunità di sviluppo economico.

Proprio perché si investe sulle tecnologie, questo tipo di città ha un effetto propulsivo nei confronti delle imprese e sui lavoratori, spingendo l’utilizzo delle risorse umane nell’impiego di iniziative più strategiche, più che di vero e proprio lavoro manuale.

Inoltre si possono abbattere le distanze tra l’amministrazione pubblica e i cittadini, si può aumentare il livello di fiducia e di coinvolgimento anche nei confronti di chi ha il potere decisionale e questo soprattutto perché la smart city è una città più partecipata e inclusiva.

Homes4all rende possibile l’inclusività sociale

Il lavoro del nostro team  propone modelli di inclusività sociale e di partecipazione responsabilizzata anche attraverso l’housing sociale, affinché il contributo dei singoli individui possa essere messo a disposizione di chi si trova in difficoltà.

Il fine ultimo è quello della valorizzazione del territorio, che coincide anche con uno dei principali obiettivi della smart city.

Investire nei nostri progetti significa migliorare e valorizzare il territorio aiutando chi è in emergenza abitativa.